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INCENERITORI E FONDI NERI
Da mesi ormai sentiamo parlare di crisi: per qualcuno è ormai alle spalle, per altri da superare, per altri da gestire.
E? innegabile che ciascuno di noi, sentendo il peso di questa minaccia, ha modificato il proprio stile di vita, riducendo i consumi e rallentando gli investimenti mentre il mondo imprenditoriale continua a rivolgersi al Governo chiedendo interventi di sostegno attraverso la messa a disposizione di ?soldi veri? per rilanciare l?economia.
Peccato che i soldi da mettere a disposizione degli imprenditori, gira e rigira, siano quelli che, troppo spesso, lo Stato va a prelevare nelle tasche dei lavoratori dipendenti che in questi mesi hanno provveduto a ridurre il carrello della spesa e ritornare alla pizza fatta in casa.
Tuttavia, se il momento è difficile, pur di superare questa crisi epocale, siamo disposti a rinunce e sacrifici e per accelerare la ripresa economica accettiamo anche di agevolare il rientro dei capitali dall?estero attraverso lo scudo fiscale.
In questo clima di sopportazione, però, appare inaccettabile l?idea che i soldi sottratti alla comunità rimbalzino da un conto estero ad un altro e vengano costituiti ?fondi neri? da riciclare con lo scopo di porre in atto interventi ambientali illeciti come risulta dalle indagini della magistratura che in questi giorni ha operato 5 arresti, compreso quello di Giuseppe Grossi al quale viene contestata ?associazione a delinquere finalizzata a frode, appropriazione indebita, truffa, riciclaggio e corruzione?.
Questo imprenditore milanese ama definirsi a capo del ?più importante gruppo italiano che si occupa di ecologia? ed in effetti ha interessi e partecipazioni in miriadi di società che spaziano nel campo immobiliare, delle bonifiche, dei rifiuti e degli inceneritori, tra cui l?impianto di Dalmine, attraverso la Rea Dalmine Spa partecipata da Green Holding Spa. Quest?ultima, interamente a mani di capitali esteri, è il socio scelto da Unindustria Treviso nel progetto per la costruzione di due impianti di incenerimento destinati alla distruzione di 500mila tonnellate l?anno di rifiuti industriali, progetto che si vuole imporre nonostante che il territorio trevigiano sia accreditato in Europa per l?eccellenza della raccolta differenziata e nonostante che :
- dai dati ARPAV risulti che i rifiuti speciali non pericolosi da avviare all?incenerimento per le province di Treviso, Venezia e Belluno siano solo 50.000 tonnellate;
- la provincia di Treviso e ?Il Consorzio Priula?, si sono dichiarati disponibili ad estendere il servizio di raccolta differenziata anche per i rifiuti industriali;
- molte industrie hanno delocalizzato o chiuso l?attività.
Da 4 anni Unindustria Treviso e Green Holding ribadiscono la bontà del progetto anche se :
- nel febbraio 2007 il Consiglio Regionale del Veneto ha approvato a larghissima maggioranza la Mozione n. 24 nella quale si ?ESPRIME PARERE CONTRARIO ALLA REALIZZAZIONE in località Silea e Bonisiolo di Mogliano, DEGLI INCENERITORI PROPOSTI DA UNINDUSTRIA ? e ?? impegna la giunta Regionale a dare parere contrario ad ogni autorizzazione nel merito dei progetti citati?. Nella stessa data è stata votata, sempre a larghissima maggioranza, anche la Risoluzione n. 26 che ?impegna la giunta Regionale (?), in assenza (?) di un Piano regionale specifico per la dislocazione e per il trattamento dei rifiuti speciali o industriali, a NON CONCEDERE ALCUNA AUTORIZZAZIONE ALLA REALIZZAZIONE di nuovi impianti di termovalorizazzione o incenerimento sia pubblici che privati ?.
- Il consiglio provinciale abbia espresso contrarietà al progetto;
- 8 Consigli Comunali, ? Silea, Roncade, Carbonera, Casier, Casale, Quarto d?Altino, San Biagio e Marcon - in rappresentanza di oltre 90mila cittadini, hanno assunto delibere di contrarietà agli impianti;
- il consiglio dell?Ente Parco del Fiume Sile in data 13.3.2007 e dicembre 2008 ha votato all?unanimità le mozioni con la quali esprime netta contrarietà al progetto ritenendo la pratica dell?incenerimento devastante per ogni territorio e per ogni ecosistema.
Appare evidente che l?interesse di questi imprenditori non ha niente a che fare né con i rifiuti né tanto meno con l?ambiente ma con logiche legate esclusivamente ai meri interessi economici che comportano ulteriori danni per il territorio: il solo inceneritore di Silea emetterà 13,5mln di mc di fumi al giorno contenenti polveri sottilissime, che nessun filtro è in grado di trattenere, e giorno dopo giorno, anno dopo anno, trasformeranno i nostri terreni in posa-ceneri e i nostri polmoni in discariche di ogni tipo di inquinante. La diossina, da anni dichiarata cancerogeno, andrà a depositarsi sulla frutta e verdura e verrà bevuta insieme al latte, come avviene a Brescia.
Per non parlare dell?aumento dell?inquinamento veicolare, determinato da decine e decine di camion che potranno solo peggiorare la qualità dell?aria, già compromessa da un contesto ad alto inquinamento come quello della Pianura Padana, tanto che la Comunità Europea ha di recente bocciato il piano dell?aria della Regione Veneto, con sanzioni da pagare se entro 2 anni non verranno posti rimedi.
Non attivarsi in difesa del territorio significa mettere a rischio il futuro delle generazioni a venire, ma anche vanificare il lavoro di chi ha dedicato grandi sacrifici alla nostra agricoltura che conta nella sola provincia di Treviso 127 prodotti tipici, 5 prodotti Dop e 7 Doc. Come possiamo pensare di utilizzare i prodotti agricoli coltivati sotto la cenere di questi camini quando le indagini commissionate dalla Regione Veneto hanno riscontrato che la vicinanza degli inceneritori aumenta notevolmente la probabilità di ammalarsi di cancro e come sta accertando la Magistratura nel caso del bambino vissuto tra due inceneritori, e morto a seguito di un rarissimo caso di tumore ?
Non possiamo permettere che il nostro futuro venga messo nelle mani di persone senza scrupoli sapendo che il problema dei rifiuti esiste per l?incapacità di gestirne il ciclo con trasparenza ed efficienza, mentre la soluzione viene chiaramente indicata dal Decreto Ronchi e dalla disposizioni Comunitarie che impongono la riduzione, il riuso, il riciclo e solo da ultimo lo smaltimento, rendendo di fatto inutile la costruzione di nuovi impianti di distruzione di preziosi materiali .
Abbiamo le conoscenze per agire con responsabilità ed ognuno di noi è chiamato farlo: la Magistratura ci sta dando segnali inequivocabili sulla pericolosità di certi potentati economici e quindi è auspicabile che i politici si impegnino con determinazione per allontanare definitivamente questi inutili, obsoleti, assurdi ed inquinanti impianti dal nostro territorio, provvedendo a migliorare la gestione del ciclo dei rifiuti, sia urbani che speciali, in ottica del massimo recupero dei materiali post consumo attraverso una puntuale ed afficiente raccolta differenziata.