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Chiese

A Silea vi sono tre parrocchie con le loro chiese parrocchiali: San Michele Arcangelo di Silea, Santi Vittore e Corona di Cendon e Sant’Elena Imperatrice di Sant’Elena sul Sile.
 
Chiesa parrocchiale di Silea dedicata a San Michele
Dell’esistenza della “ecclesia Sancti Micaelis de Melma”, l’attuale chiesa parrocchiale di Silea dedicata a San Michele arcangelo abbiamo notizie fin dal 1172. L’antica chiesa venne ricostruita nel 1493, come si rileva dalla data del portale, e successivamente ristrutturata nel 1626.
Il suo cinquecentesco campanile fu ricostruito nel 1754.
La chiesa custodisce opere di Vincenzo del Mosaico e di Giovanni Marini, per il cui recente restauro sono stati adoperati accorgimenti e tecniche atti ad assicurare ai dipinti una perfetta conservazione.
Interessanti sono il battistero, l’acquasantiera e il pregevole organo di origine settecentesca.
 
Chiesa parrocchiale di Cendon
Pure di origini antichissime è la chiesa parrocchiale di Cendon che, secondo la tradizione locale, fu dedicata a Vittore e Corona, due santi dei quali si conosce ben poco.
L’edificio odierno è di origine seicentesca, ma fu più volte ristrutturato, come si può notare sia all’interno che all’esterno. Vicino c’è il campanile, sul quale sono state issate le campane provenienti dalla chiesa della Pietà di Venezia. La chiesa fu consacrata nel 1727 e riconsacrata il 27 marzo 1859.
 
Chiesa di sant?elena
Si ha notizia di una prima chiesa dedicata a Sant’Elena nel 1089. Fu ricostruita forse sulle fondamenta di quella antica, nel 1478, data che fino a qualche tempo fa si poteva rilevare sul portale d’ingresso. Dell’edificio originale oggi forse rimane la sola facciata, costruita con grossi blocchi di pietra. Il grandioso campanile fu costruito nel 1547 mentre la sua cuspide venne innalzata nel 1891.
L’interno dell’ attuale chiesa è in stile settecentesco veneziano.
 
Chiesetta dedicata alla Beata Vergine della Salute
A Silea è inoltre da segnalare la chiesetta dedicata alla Beata Vergine della Salute, fatta costruire da Alessandro Barbaro prima del 1837, al posto di un capitello, ricordato nel 1567.